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23 Agosto 2026

Guida ai coltelli da cucina: santoku, chef e spelucchino con impugnatura e manutenzione

Distingui i coltelli essenziali, padroneggia l’impugnatura, esegui i tagli base e mantieni le lame affilate con metodi sicuri e senza tempo

Guida ai coltelli da cucina: santoku, chef e spelucchino con impugnatura e manutenzione

I coltelli da cucina sono strumenti fondamentali per la preparazione degli alimenti. Ogni lama ha una funzione specifica e un comportamento diverso sul tagliere; comprendere tipiimpugnatura e manutenzione permette di lavorare con precisione e sicurezza. Questa guida presenta i coltelli principali, i tagli base e i metodi affidabili per l’affilatura con pietre e acciaini insieme a consigli su materiali e stoccaggio.

La padronanza dei coltelli riduce lo sforzo, migliora la qualità del taglio e aumenta la sicurezza. Con scelte appropriate e cura costante, una lama ben mantenuta dura a lungo e offre risultati consistenti. Le sezioni che seguono illustrano le lame essenziali, le tecniche di presa e di taglio, e un percorso chiaro per affilare correttamente, con note pratiche su materiali e storage sicuro.

I coltelli essenziali: santoku, chef e spelucchino

Tra i coltelli più versatili spiccano il santoku il chef (o gyuto) e lo spelucchino. Il santoku ha lama ampia e profilo quasi piatto: eccelle in tritature e affettature grazie alla linea che consente un taglio down-and-forward controllato. Il coltello da chef possiede una curvatura più marcata, adatta al dondolio per la tritatura fine. Lo spelucchino è corto e preciso: ideale per pelare, incidere e tornire, dove serve controllo millimetrico. Queste tre lame coprono la maggior parte delle esigenze quotidiane.

Altri utensili completano il set: il coltello da pane seghettato per croste dure e interni soffici, il deba o un disosso per lavorare carni e pesci con precisione, e una lama sottile per filettare. Scegliere pochi strumenti ben fatti, mantenuti con cura, è preferibile a un assortimento ampio ma trascurato. Il criterio guida resta l’adeguatezza della lama al compito: profilo, spessore e affilatura dettano il comportamento sul tagliere.

Impugnatura sicura e stabilità sul tagliere

La presa più diffusa è la pinch grip pollice e indice “pizzicano” il dorso della lama poco avanti al ricasso, mentre le altre dita avvolgono il manico. Questa impugnatura avvicina la mano al baricentro e aumenta controllo e precisione. Per lo spelucchino, una presa a matita offre finezza nei lavori minuti. Qualunque presa si scelga, la mano guida deve restare rilassata e stabile, evitando forza eccessiva che riduce sensibilità e può causare deviazioni.

La mano non dominante forma la cosiddetta “mano a artiglio”: dita ripiegate, nocche in avanti come guida della lama, pollice rientrato. Questa posizione protegge le punte delle dita e crea un binario sicuro per tagli paralleli e uniformi. Il tagliere deve essere fermo; un panno umido sotto al tagliere impedisce scivolamenti e migliora la sicurezza. La lama opera sempre con movimento deciso e controllato, mai lateralmente sul filo.

I tagli base: julienne, brunoise e chiffonade

I tagli classici organizzano dimensione e forma. La julienne produce bastoncini regolari; dalla julienne si ricava la brunoise riducendo i bastoncini in cubetti minuti. Per le erbe, la chiffonade prevede foglie arrotolate e affettate finemente. Il santoku esegue con facilità julienne e brunoise su ortaggi grazie al profilo dritto; il chef, con il movimento a dondolo, eccelle nella chiffonade e nella tritatura fine di aromi e allium.

Per carni e pesci, il taglio controfibra mantiene tenerezza e uniformità; una lama ben affilata lascia superfici pulite, riducendo la perdita di succhi. Con il coltello da pane si impiegano movimenti lunghi e leggeri a seghettatura, senza pressione verticale eccessiva. Lo spelucchino, infine, gestisce incisioni precise, rifilature e pelature, dove la compattezza della lama evita torsioni.

Affilatura con pietre: angoli, grane e tecnica

L’affilatura su pietre è il metodo più completo. Si imposta un angolo costante, tipicamente compreso in un intervallo moderato che assicur i equilibrio tra robustezza e mordente del filo; uniformità e coerenza contano più del numero esatto di gradi. Si lavora dalle grane più grossolane per formare il filo, a grane medie per affinare, fino a grane fini per lucidare. Il passaggio su un lato e poi sull’altro deve costruire una bava controllata, che viene quindi eliminata con pochi colpi leggeri.

Movimenti regolari, pressione costante e guide visive (traccia sul bisello con pennarello) aiutano a mantenere l’angolo. L’acqua lubrifica e porta via il materiale, evitando surriscaldamenti; sulle pietre che lo richiedono, un breve ammollo migliora la scorrevolezza. Al termine, la pulizia del filo con passate leggere evita micro-sbeccature. Un santoku con profilo piatto richiede attenzione a tutta la lunghezza, mentre una lama convessa va asseconda ta per non alterare la geometria.

Uso dell’acciaino: mantenimento del filo tra un’affilatura e l’altra

L’acciaino riallinea il filo, non rimuove materiale come una pietra. Si impugna in sicurezza, appoggiando la punta su una superficie stabile, e si passano pochi colpi leggeri per lato a un angolo coerente con quello d’affilatura. L’obiettivo è raddrizzare il filo microlavorato dall’uso quotidiano. Acciaini ceramici offrono finezza, quelli in acciaio zigrinato sono più aggressivi; la scelta dipende dalla durezza della lama e dall’uso. Brevi interventi frequenti mantengono la reattività del coltello e dilatano l’intervallo tra sessioni di pietra.

È buona pratica evitare pressioni elevate e limitare le passate: un lavoro eccessivo con l’acciaino può creare deformazioni o allungare la bava. Se il coltello scivola o strappa il materiale, è segno che serve una vera affilatura su pietra, non un semplice riallineamento.

Materiali delle lame e dei manici: cosa considerare

Le lame in acciaio inox offrono facilità di manutenzione e buona resistenza alla corrosione, mentre alcune leghe di acciaio al carbonio privilegiano tenuta del filo e affilabilità, richiedendo però asciugatura accurata per evitare ossidazione. Il trattamento termico e la geometria del filo contano quanto il materiale: una lama sottile e ben temprata taglia con meno resistenza. Sui manici, legni stabilizzati, micarta e polimeri garantiscono presa sicura; l’importante è che risultino stabili, bilanciati e confortevoli.

Qualunque sia il materiale, la cura quotidiana fa la differenza: lavaggio a mano, asciugatura immediata, nessun contatto prolungato con superfici dure che possano scheggiare il filo. Evitare lavastoviglie riduce shock termici e contatti abrasivi che danneggiano sia lama sia manico.

Storage sicuro e buone pratiche d’uso

Lo storage incide su sicurezza e filo. Ceppi in legno, magnetic rack di qualità e fodere rigide (saya, guaine) proteggono la lama e le dita. I cassetti richiedono vassoi dedicati o coprilama per prevenire urti. Mai lasciare coltelli sciolti: urtano, si smussano e rappresentano un rischio. Sul piano di lavoro, un tagliere in legno o plastica di buona densità preserva l’affilatura meglio del vetro o della pietra.

Tra le buone pratiche: non raschiare il tagliere con il filo (usare il dorso), evitare torsioni durante il taglio, non usare lame fini come leve. Una routine semplice—pulire, asciugare, riporre—prolunga la vita dell’attrezzo. La combinazione di tecnica, manutenzione e scelta consapevole degli accessori rende ogni operazione più sicura ed efficiente, e trasforma il coltello in un alleato preciso e affidabile nel tempo.

Autore

Massimiliano Cardinale

Massimiliano Cardinale di Catania iniziò condividendo una ricetta di famiglia durante una sagra di paese, attirando una comunità di follower: quel gesto lo spinse in redazione con tono informale. Propone contenuti social e porta appunti con nomi di produttori locali e mosse di cucina.