Il 4 ottobre, giorno di San Petronio, Bologna riapre le porte di Palazzo Re Enzo per la 13ª edizione del Festival del tortellino. Dopo due anni di pausa per motivi organizzativi, l’evento si propone come momento di celebrazione della cultura gastronomica locale, offrendo ai visitatori la possibilità di esplorare la tradizione del celebre plin attraverso interpretazioni contemporanee.
Una festa per San Petronio e per la cucina bolognese
L’appuntamento cade proprio nella festa del patrono della città, un simbolo che lega il tortellino alla storia di Bologna. L’ingresso è gratuito, ma è necessario acquistare un coupon da 6 €, oppure un carnet da 5 coupon al prezzo di 25 €, che consente di assaggiare una delle 21 varianti presenti. Nel 2024, più di diecimila assaggi sono stati registrati, dimostrando l’entusiasmo del pubblico per questa tradizione culinaria.
Le 21 proposte dei migliori chef
Venti-uno chef hanno risposto alla sfida, presentando ricette che vanno dal classico tortellino in brodo di gallina a versioni più audaci, come il tortellino di Vino mantecato al Lambrusco o il Peccato di Guancia ripieno di guancia di manzo brasata a bassa temperatura con fond di Sangiovese. Tra le proposte marine troviamo il tortellino allo scoglio e quello di razza mentre i vegetariani possono gustare il tortellino al friggione. Non manca, infine, il celebre Scrigno di Venere simbolo di eleganza e sapore.
Regole d’oro, sostenibilità e sfide per la ristorazione
Per partecipare, ogni tortellino deve essere prodotto a mano, rispettare la forma tradizionale e utilizzare ingredienti provenienti da agricoltori e allevatori selezionati per la loro sostenibilità. Il presidente dell’associazione Tour-tlen, Carlo Alberto Borsarini sottolinea che l’evento è “un’occasione per far parlare la creatività senza tradire la storia”. Tuttavia, la crescita turistica ha messo sotto pressione i ristoranti locali: Alessandro Gozzi socio di Tour-tlen, avverte che i margini si stanno riducendo e che la qualità deve rimanere il fattore distintivo. Bianca Cappelletti aggiunge che la concorrenza sleale, con prodotti confezionati a prezzo pari a quello artigianale, rischia di confondere il consumatore.
Impatto sociale e futuro del piatto simbolo
Il festival è dedicato alla memoria di Giacomo Garavelli e parte dei proventi sarà devoluta alla Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli consolidando il legame tra gastronomia e solidarietà. Le autorità locali vedono nell’evento una leva per promuovere Bologna come città del cibo ma al contempo si chiedono quali strategie adottare per mantenere gli standard di eccellenza in un mercato sempre più competitivo. La speranza è che l’attenzione sulla qualità artigianale e sulla sostenibilità continui a guidare la crescita del settore.




