Il 1 ottobre 2026 è stato designato come giorno ufficiale dalla Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare il caffè a livello globale. Roma ha avuto il privilegio di ospitare la prima edizione di questa ricorrenza, trasformando la capitale in un vero palcoscenico per produttori, istituzioni e consumatori.
Due eventi principali hanno caratterizzato la giornata: una ampia manifestazione presso la sede della FAO e un tavolo di lavoro organizzato all’ambasciata della Repubblica d’Etiopia. Entrambi hanno voluto andare oltre il semplice gesto di bere una tazzina, puntando l’attenzione sulla complessa filiera del caffè sui lavoratori che la sostengono e sulle sfide legate a sostenibilità e resilienza.
La prima Giornata internazionale del caffè celebrata alla FAO di Roma
L’inaugurazione è stata affidata al direttore generale della FAO, Qu Dongyu, che ha evidenziato il ruolo del caffè come una delle materie prime agricole più commercializzate al mondo. La tematica centrale, “Celebrating Coffee, Honouring the People Behind Every Cup”, ha guidato una serie di incontri, workshop e una Coffee Tasting Experience che ha messo in scena i principali paesi produttori.
Coffee Tasting Experience: i padiglioni dei produttori
Gli stand dei paesi più importanti – Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana e altri – hanno offerto ai visitatori la possibilità di assaporare varietà locali, osservare chicchi esposti e assistere alla preparazione tradizionale. Le foto diffuse mostrano gli operatori brasiliani intenti a servire le loro miscele, il banco dominicano caratterizzato da una colorata esposizione di chicchi e gli artigiani colombiani al lavoro sulla macinatura. Oltre al gusto, la manifestazione ha sottolineato come il periodo del raccolto inizi proprio nell’ottobre, motivo per cui la data è stata scelta anche dall’International Coffee Organization già nel 2014.
Il tavolo di lavoro all’ambasciata etiope: sostenibilità e futuro della filiera
Nel pomeriggio, presso l’ambasciata della Repubblica d’Etiopia, è stato ospitato un incontro che ha aperto i battiti con la tradizionale cerimonia del caffè etiope. Il rituale, che parte dalla tostatura dei chicchi fino alla degustazione in tre fasi, ha ricordato che ogni tazzina italiana nasce da mani agricole lontane da Roma.
Durante il dialogo hanno partecipato rappresentanti del Comitato Italiano del Caffè, torrefattori, istituzioni e il Programme Manager di UNIDO, Andrea De Marco, che ha illustrato il progetto ACT Coffee Programme. Il programma, finanziato dalla Cooperazione Italiana, mira a rendere la filiera più resiliente, aiutando i produttori a contrastare gli shock climatici e a migliorare l’accesso a finanziamenti. Giuseppe Lavazza, presidente del comitato, ha ribadito l’importanza per l’Italia di assumere una posizione di leadership non solo nella preparazione dell’espresso, ma anche nella governance internazionale della filiera.
Oltre al valore simbolico, l’incontro ha fornito dati concreti sull’impatto del caffè in Italia: ogni anno il Paese consuma circa 424.000 tonnellate di caffè tostato e solubile, generando quasi 6 miliardi di euro di fatturato. Le abitudini dei consumatori sono variegate: il 32 % predilige ancora la moka, il 31 % le capsule, mentre l’interesse per il drip coffee è in forte crescita (+90 % rispetto all’anno precedente). Queste cifre evidenziano come, pur non coltivando il caffè, l’Italia sia un attore cruciale nella catena globale.
Le degustazioni alla FAO hanno celebrato la ricchezza delle origini, mentre il tavolo all’ambasciata etiope ha proiettato lo sguardo verso un futuro più sostenibile. La speranza è che, dietro ogni espresso, si continui a considerare le mani che hanno coltivato il chicco, i territori che lo hanno prodotto e le strategie condivise per proteggere una delle più importanti commodity agricole del pianeta.




