Il matcha è oggi l’ingrediente di punta nei menu di caffetterie, pasticcerie e rituali di benessere. Il suo colore verde intenso e il gusto unico lo rendono subito riconoscibile, ma dietro quella polvere c’è un percorso di coltivazione e lavorazione che ne determina la qualità. Capire la differenza tra una polvere di tè comune e il vero matcha è fondamentale per chi vuole gustarlo nel modo più puro e trarne tutti i benefici salutari.
Il vero matcha: definizione e differenze fondamentali
Il termine matcha (抹茶) significa letteralmente “tè macinato”. A differenza del tradizionale tè verde, che viene infuso e quindi si beve solo l’acqua, il matcha si consuma intera foglia per foglia, sotto forma di fine polvere. Questo metodo fa sì che tutti i composti bioattivi – catechineL-teanina e antiossidanti – vengano assorbiti in quantità molto più elevate rispetto a una semplice infusione. Il risultato è una bevanda dal profumo erbaceo, dal corpo cremoso e da un apporto energetico bilanciato.
Dal tencha al matcha: la filiera che garantisce la qualità
Prima di diventare matcha la foglia attraversa la fase di tencha. In questa fase le piante di Camellia sinensis sono coperte per circa trenta giorni, per limitare l’esposizione alla luce e aumentare la produzione di clorofilla. I germogli giovani vengono poi raccolti a mano, cotti al vapore per bloccare l’ossidazione, essiccati e privati di gambi e nervature. Solo dopo questa delicata selezione la tencha viene macinata tra due pietre di granito, ottenendo una polvere di circa 0,01 mm. Le cultivar più pregiate – YabukitaSaemidori e Okumidori – conferiscono al prodotto finale differenze di colore, dolcezza e amarezza, rendendo il matcha un vero e proprio universo di sapori.
Preparare il matcha a casa: la procedura step by step
1. Strumenti indispensabili
Per ottenere un risultato professionale occorrono tre attrezzi: una ciotola ampia (chawan), un frullino di bambù (chasen) e un setaccio fine. Il chasen è progettato per creare una micro-schiuma vellutata; la sua struttura a ventaglio permette di incorporare aria senza rompere le particelle della polvere. È consigliabile scaldare brevemente la ciotola con acqua calda, asciugarla e versare lì dentro il matcha per evitare che il calore influisca sulla temperatura finale della bevanda.
2. Dosare e setacciare la polvere
Una porzione standard è di circa 2 grammi di matcha (un cucchiaino di tè). Setacciare la polvere attraverso il setaccio elimina eventuali grumi e garantisce una consistenza omogenea. Questa operazione è cruciale: i grumi causerebbero un gusto amaro e una schiuma irregolare. Dopo aver setacciato, posizionare il matcha al centro della ciotola, pronto per l’uso.
3. Montare il tè con il chasen
Aggiungere 60-70 ml di acqua a circa 80 °C – non bollente – al matcha setacciato. Con il chasen mescolare in senso “W” (movimenti a zig-zag) per 15-20 secondi, poi completare con un rapido movimento circolare per creare una schiuma bianca e densa. Il movimento veloce incorpora aria, mentre il ritmo costante evita di sbriciolare le particelle. Il risultato è una bevanda vellutata, con una leggera crema sulla superficie.
4. Servire e gustare
Il matcha va consumato subito, mentre la schiuma è ancora fresca. Si può gustare puro oppure accompagnarlo con dolci poco zuccherati, come i tradizionali wagashi. Per chi desidera una variante più leggera, è possibile diluire il matcha con latte vegetale scaldato, creando un matcha latte dal sapore più morbido ma altrettanto ricco di nutrienti. Ricordate che, poiché si beve l’intera foglia, la concentrazione di antiossidanti è massima, rendendo la bevanda ideale per una pausa di energia sostenuta.




