Nel pomeriggio di ieri, il capo dell’opposizione di centrodestra in Campania, Gennaro Sangiuliano ha illustrato una proposta di legge regionale volta a bloccare l’apertura di esercizi commerciali che vendono kebab e magneti nei centri storici dei comuni campani. La misura, presentata insieme ai capigruppo del centrodestra Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane e Sebastiano Odierna è stata discussa in consiglio alla presenza di Roberto Celano, Lea Romano, Susy Panico e Mimì Minella. Il provvedimento si fonda sull’affermazione che tali attività “offendono le nostre identità e le tradizioni dell’artigianato e del commercio locale”.
Dettagli della proposta e articoli chiave
Il testo presentato prende il nome “Misure per la tutela dell’identità dei centri storici e delle tradizioni dell’artigianato e del commercio locale”. Nei articoli 4 e 5 si richiama esplicitamente il divieto di vendita di magneti e di kebab all’interno delle zone storiche. Gli autori sostengono che i centri storici sono “luoghi dove le pietre raccontano la storia di una comunità” e che la loro salvaguardia è un dovere collettivo. La proposta si ispira al principio di articolo 9 della Costituzione al Codice dei Beni Culturali e al D.Lgs. 42/2004 che definiscono i centri storici come beni paesaggistici a valenza culturale soggetti a vincoli urbanistici.
Confronto con l’intervento delle Marche
Il disegno campano richiama la precedente iniziativa della giunta regionale delle Marche, avviata a luglio da Francesco Acquaroli. Anche lì, il centrodestra aveva proposto un pacchetto volto a valorizzare le botteghe e le produzioni locali, ma, a differenza della proposta campana, la bozza marchigiana evitava di menzionare direttamente kebab o cucina etnica, scegliendo un approccio più generico. La versione campana, invece, è più esplicita, indicando i negozi di kebab e di magneti come elementi “orrendi” che “deturpano” i centri storici. Tale differenza fa sorgere interrogativi sulla coerenza del discorso identitario e su quali criteri vengano usati per definire “coerenti con l’identità dei luoghi”.
Reazioni e scenari futuri
Le prime osservazioni politiche hanno evidenziato il rischio di una normalizzazione del divieto a scapito di attività commerciali ormai radicate nella vita urbana. Alcuni critici hanno sottolineato come la proposta non menzioni né i pub anglosassoni né altre forme di ristorazione che, secondo loro, contribuiscono allo stesso “inquinamento” culturale. Altri hanno accolto favorevolmente l’iniziativa, ritenendola un passo necessario per difendere il patrimonio locale e arginandola come un esempio di uso responsabile dello spazio pubblico. Resta da capire se il testo riuscirà a superare la fase di discussione e, in tal caso, quali saranno le modalità di attuazione sul territorio.




