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28 Luglio 2026

Mango e Lvmh: performance e strategie nel primo semestre 2026

Mango e Lvmh continuano a crescere nel 2026, con strategie innovative e performance impressionanti. Scopri i dettagli delle loro ultime mosse

Mango e Lvmh: performance e strategie nel primo semestre 2026

Nel panorama del retail globale, due colossi del fashion stanno facendo parlare di sé: Mango e Lvmh. Entrambe le aziende hanno registrato performance impressionanti nel primo semestre del 2026, dimostrando una resilienza e una capacità di adattamento che le distinguono nel settore.

Mango, il gruppo spagnolo, ha chiuso il 2026 con i ricavi più alti della sua storia, quasi 38 miliardi di euro. Questo slancio positivo si è confermato anche nei primi sei mesi del 2026, con un aumento del 7,2% del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2026, pari a 1,852 miliardi di euro.

Mango: espansione e innovazione

Il successo di Mango non è un caso. L’azienda ha continuato a reinvestire nel proprio business, destinando quasi 90 milioni di euro all’espansione e all’ammodernamento della rete di negozi, al rafforzamento delle proprie capacità operative e tecnologiche e all’ampliamento del Mango Campus.

Nell’ambito del pilastro “Expand” del Piano 4Es, Mango ha sostenuto il canale retail fisico, aprendo 127 negozi e ristrutturandone 37. A giugno 2026, la rete contava oltre 2.960 punti vendita in più di 120 Paesi. I mercati principali per fatturato sono Spagna, Francia, Turchia, Germania e Stati Uniti, con il 77% del fatturato generato oltre i confini nazionali.

Il canale online, che rappresenta il 32% del business, ha registrato una crescita a doppia cifra nei primi sei mesi dell’anno. In Francia, Mango ha annunciato un programma di investimento da 66 milioni di euro per l’apertura di 45 negozi entro il 2028, di cui 15 nel 2026. In Italia, la partnership strategica con Coin prevede l’apertura di 22 negozi tra settembre 2026 e il 2028.

Prospettive future

Secondo il presidente e ceo Toni Ruiz, Mango sta entrando nella fase finale del suo Piano Strategico 4Es 2026–2026 con l’ambizione di raggiungere i 4 miliardi di euro di fatturato quest’anno. I risultati del primo semestre dimostrano un continuo slancio positivo, con una crescita superiore a quella del mercato più ampio.

Lvmh: resilienza e innovazione

Lvmh, il principale gruppo al mondo nel settore dei beni di lusso, ha archiviato il primo semestre del 2026 con risultati stabili, superiori alle aspettative. L’utile netto del gruppo, proprietario di marchi come Louis Vuitton, Dior, Celine, Moet & Chandon e Hennessy, ha raggiunto i 5,7 miliardi di euro, lo stesso dell’anno scorso.

In un contesto geopolitico ed economico ancora turbolento, amplificato dal conflitto in Medio Oriente, Lvmh ha registrato un margine operativo pressoché invariato rispetto all’anno scorso, attestandosi al 22,5%. I ricavi del primo semestre sono in calo del 3% a 38,6 miliardi, ma superano comunque le aspettative.

Le fluttuazioni valutarie hanno inciso negativamente per il 5% rispetto al primo semestre del 2026. Tuttavia, a parità di perimetro e a tassi di cambio costanti, il fatturato è aumentato del 2%, trainato in particolare dalla ripresa del settore vini e liquori e dalla solida performance del settore orologi e gioielli.

Performance regionali

La performance del gruppo è migliorata in quasi tutte le regioni. In Asia, escluso il Giappone, il fatturato è cresciuto del 6% nel primo semestre. In Giappone, il fatturato è aumentato del 5%, mentre negli Stati Uniti, uno dei maggiori mercati del lusso, del 4%. In Europa, il fatturato è rimasto stabile.

L’accelerazione della crescita nel secondo trimestre è dovuta in particolare al grande successo delle prime creazioni di Jonathan Anderson per Christian Dior e alle ottime performance dei nuovi flagship store di Louis Vuitton a Pechino e Seul.

Il contesto del retail italiano

Mentre Mango e Lvmh registrano performance positive, il comparto retail italiano mostra segni di stagnazione. I primi sei mesi del 2026 chiudono con un bilancio in pareggio, ma il mese di giugno suona un campanello d’allarme, segnando una contrazione complessiva del 2,6%. L’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala evidenzia un clima di incertezza che continua a zavorrare la propensione alla spesa delle famiglie.

In questo scenario, le boutique d’alta gamma mostrano una resilienza notevole, con un sentiment degli operatori decisamente positivo. Il comparto moda e accessori, invece, soffre maggiormente, con una flessione del 4,7%. La ristorazione segna un -4,2%, mentre un paniere aggregato di altri beni e servizi registra un rimbalzo del 2%.

Le tradizionali “high street” vanno in netta controtendenza, mettendo a segno un incoraggiante +2,1%. Soffrono invece i grandi formati e le reti periferiche, con i centri commerciali che accusano un calo del 2,9% e il commercio di prossimità che registra la flessione più marcata, fermandosi a un -4,4%.

Di fronte a queste dinamiche, le associazioni di categoria invitano alla cautela e chiedono interventi. Mario Resca, presidente di Confimprese, evidenzia come la frenata in atto rischi di non essere un mero incidente di percorso stagionale, bensì un trend in via di consolidamento.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.