In un angolo di strada di Milano nella zona di Paolo Sarpi si può assaggiare un pezzo di Cina attraverso uno snack che ha conquistato milioni di persone: i latiao. Queste strisce rosse, unte e piccanti, sono molto più di un semplice spuntino; rappresentano una tradizione, un fenomeno culturale e un’industria miliardaria.
Nati quasi per caso nel 1998 a Pingjiang nella provincia dello Hunan i latiao sono oggi uno degli snack più popolari in Cina e stanno guadagnando popolarità anche all’estero. Ma cosa rende questi snack così speciali e perché stanno diventando un fenomeno globale?
La nascita dei latiao: una soluzione a un problema agricolo
La storia dei latiao inizia con un’alluvione che colpì la provincia dello Hunan nel 1998. L’aumento del prezzo della soia, utilizzata per produrre snack a base di tofu, spinse i produttori locali a cercare un’alternativa più economica. La soluzione arrivò con la farina di frumento lavorata e trasformata in strisce, poi condite con olio, peperoncino, sale, zucchero e spezie. Nacque così il latiao, letteralmente “striscia piccante”.
Il gusto dei latiao è intenso: piccante, sapido e leggermente dolce, con una componente oleosa che amplifica molto i sapori. Questa caratteristica, insieme alla loro consistenza elastica, li rende unici e distintivi. Oggi esistono numerose varianti, alcune aromatizzate con diverse miscele di spezie e pepe di Sichuan.
Un fenomeno culturale e un’industria miliardaria
I latiao non sono solo uno snack, ma un simbolo culturale per molti cinesi. Rappresentano l’infanzia di milioni di persone e sono venduti nei piccoli negozi, fuori dalle scuole e nei supermercati. La loro popolarità è tale che la Mala Wangzi ha organizzato oltre 4.000 matrimoni a tema latiao e creato persino pop-up dedicati allo snack.
Il mercato cinese dei latiao vale oltre 60 miliardi di yuan circa 7,6 miliardi di euro. In uno stabilimento di Pingjiang, uno dei principali distretti produttivi, si arriva a produrre quasi 700 tonnellate di latiao al giorno. L’estero rappresenta ancora solo una piccola fetta di mercato, ma negli ultimi anni i latiao vengono esportati in oltre 160 Paesi.
La viralità dei latiao sui social
Fuori dalla Cina, i latiao hanno trovato terreno fertile soprattutto in altri Paesi asiatici, come Giappone, Singapore e Corea del Sud, per poi arrivare negli Stati Uniti e in diversi Paesi del Sud-est asiatico. Negli ultimi anni, però, è cambiato qualcosa: i latiao hanno smesso di essere soltanto un prodotto esportato dalla Cina e sono diventati un contenuto perfetto per i social.
La loro forma, il colore e soprattutto la consistenza sono così distanti dall’idea occidentale di snack da produrre una reazione immediata davanti alla telecamera. I filmati di persone che li assaggiano, provano versioni particolarmente piccanti o si cimentano con formati giganti hanno raggiunto milioni di visualizzazioni.
Perché i latiao non sono ancora diffusi in Italia
In Italia i latiao ci sono già. Si trovano nei negozi di prodotti asiatici e sono sempre più facili da acquistare online. Eppure, il fenomeno non è ancora esploso. A frenare la diffusione potrebbe essere innanzitutto la consistenza: in Italia lo snack salato è quasi sinonimo di croccantezza, mentre il latiao è morbido, elastico, quasi gommoso.
Anche il gusto è lontano dalle abitudini italiane: non è semplicemente piccante, ma combina peperoncino, olio, sale, zucchero e spezie. Infine c’è la distribuzione che, come detto, è limitata ai negozi asiatici e a quelli online. La curiosità generata dai social deve quindi ancora trasformarsi in una domanda stabile prima che il prodotto possa diventare davvero mainstream.
Nati come soluzione a una crisi agricola nello Hunan, oggi i latiao sono passati dalla merenda dei bambini cinesi a un prodotto per i social occidentali. E mentre in Italia siamo ancora nella fase del “ma che cosa sto mangiando?”, dall’altra parte del mondo qualcuno ha già trasformato quelle strisce piccanti in un’industria miliardaria.




