Nel giorno dedicato al World Pasta Day un sondaggio condotto su oltre mille italiani ha rivelato che 93,5% ritiene impossibile immaginare la propria vita senza questo alimento. Il risultato riflette non solo una preferenza gustativa, ma una percezione di impoverimento culturale legato all’eliminazione della pasta dalle proprie abitudini quotidiane.
Le risposte hanno evidenziato che, per più della metà degli intervistati, la pasta è il filo conduttore delle radici culturali del Paese; quasi altrettanti la associano al piacere di condividere un pasto, mentre l’85,2% la vede come emblema del Made in Italy e l’82,5% ne riconosce il valore identitario, anche se non tutti i prodotti acquistati provengono realmente dal territorio nazionale.
Momenti familiari e sociali legati al consumo di pasta
Il piatto più comune a accompagnare le occasioni più sentite è, senza sorpresa, la pasta. Il 54,4% degli intervistati la associa al tradizionale pranzo della domenica, seguito dal 40,6% che la sceglie per cene informali con gli amici, e dal 32,6% che la considera il primo pasto dopo un lungo viaggio. Oltre alla componente emotiva, il 39,6% considera la pasta il miglior compromesso tra prezzo e qualità, rendendola una scelta pratica per molte famiglie.
Le diverse generazioni mostrano atteggiamenti peculiari: tra i Baby Boomer il timore più forte (57%) è la perdita del gusto tradizionale; la Generazione Z teme la scomparsa di un pasto completo ed economico (55%); i Millennials, invece, indicano la pasta come “conforto quotidiano” (31%), percentuale notevolmente più alta rispetto al 19% dei più anziani.
Produzione, export e prezzo: i numeri dietro il simbolo
Nel 2025 la produzione mondiale di pasta ha superato le 17,3 milioni di tonnellate, con l’Italia in testa a quasi 4,2 milioni di tonnellate. Lo stesso anno ha visto l’export italiano raggiungere 2.456.940 tonnellate, pari al 5,4% dell’intero export agroalimentare nazionale, di cui 1,3 milioni destinati all’Unione Europea (51,9% del totale, +4% rispetto al 2024). Nel primo semestre del 2026 le esportazioni sono aumentate del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante le tensioni geopolitiche.
Il prezzo medio della pasta è sceso del 23,7% in due anni, attestandosi a 1,59 €/kg. Dopo il picco di 2,40 €/kg nel 2023, nel dicembre 2025 il prezzo era già tornato a 1,63 €, con un calo ulteriore del 2,3% nei mesi successivi. Le differenze regionali persistono: Udine è la città più cara (1,91 €/kg), mentre Siracusa offre le confezioni più economiche a 1,10 €/kg.
Il valore aggiunto della filiera pasta
Uno studio della filiera estesa della pasta ha rilevato un fatturato di 13,5 miliardi di euro nel 2025, con un valore aggiunto di 3 miliardi, in crescita del 2,2% rispetto all’anno precedente. Questo risultato si distingue in un contesto di consumi stabili da un decennio, mentre altre categorie — frutta, ortaggi e carne — hanno registrato cali rispettivamente del 6,3%, 5,4% e 1,1%.
In una spesa media mensile di 533 €, la voce pasta, pane e cereali rappresenta il 16% (circa 83 €), seconda solo a carne e salumi. La maggioranza degli intervistati crede che la pasta mantenga il suo valore emotivo e identitario anche per le generazioni future, confermando il suo ruolo di ponte culturale tra tradizione e innovazione.



