Il 14 settembre il Ministero dell’Agricoltura ha presentato Viaggio nelle Mielerie Aperte un volume ideato per far conoscere non solo il vasetto di miele ma l’intero ecosistema apistico api, alveare, apicoltori e territorio. Il progetto, lanciato nel 2024, conta già più di 200 aziende distribuite in 18 regioni e prevede due giornate nazionali, a maggio e a novembre, in cui le porte delle apiarie vengono spalancate al pubblico.
Guida pratica e rete di apicoltori
Alessandra Giovannini, coordinatrice nazionale di Mielerie Aperte, descrive la guida come un “immaginario” che si costruisce prima della visita sul campo. Il linguaggio è divulgativo: si parte dalla struttura dell’alveare si analizzano gli attrezzi dell’apicoltore per arrivare al ruolo della apicoltura nella biodiversità e nell’impollinazione. Un intero capitolo distingue le varietà uniflorali da quelle millefiori spiega come assaggiarle, conservarle e usarle in cucina, e presenta cera, pappa reale, polline, propoli e veleno con le loro applicazioni cosmetiche e nutrizionali.
Conservazione del miele
Il volume ricorda che il miele è quasi inesauribile: le tombe egizie hanno restituito miele di 4 000 anni ancora commestibile. La sua longevità deriva da bassa umidità, elevata acidità (pH 3,2-4,5) e da enzimi come la glucosio-ossidasi, che genera perossido di idrogeno potente antimicrobico. Nonostante il Termine Minimo di Conservazione indicato (2-3 anni), il prodotto resta sicuro anche oltre, se conservato in vetro, al riparo dalla luce e a 15-20 °C. La cristallizzazione è normale; basta scaldare a bagnomaria (max 40 °C) per ripristinare la fluidità.
Manifestazioni Apistiche 2026 a Castel San Pietro Terme
Dal 18 al 20 settembre la città di Castel San Pietro Terme è stata il punto d’incontro di più di 600 apicoltori, ricercatori, istituzioni e pubblico. La prima serata, intitolata “Resistere con le api”, ha unito musica e degustazioni: il compositore Pivio (Roberto Giacomo Pischiutta) ha presentato la playlist “Beez World”, già disponibile su Spotify. L’evento ha dimostrato che la cultura può coesistere con la sensibilizzazione ambientale, creando un ponte tra arte e agricoltura.
Il giorno seguente, 19 settembre, si è svolto il convegno “L’economia apistica italiana e la PAC post 2027: scienza e strategie europee contro le adulterazioni”. Sono stati analizzati i dati più recenti: dal 2017 al 2025 il numero di alveari è passato da 1,12 a 1,55 milioni (+38 %), mentre gli apicoltori sono aumentati del 44 %. Le aziende professionali controllano l’85 % degli alveari, con circa 3 000 realtà che gestiscono più della metà del patrimonio apistico nazionale.
Il 20 settembre ha chiuso il weekend con la 46ª edizione di Tre Gocce d’Oro – Grandi Mieli d’Italia che ha stabilito un record assoluto: 616 produttori hanno presentato 1 772 mieli provenienti da tutte le regioni italiane. La fiera ha rafforzato la visibilità del prodotto made in Italy e ha offerto ai visitatori la possibilità di assaggiare le eccellenze locali, dal castagno al millefiori siciliano.
Economia, PAC e sfide future
Nel convegno sono stati evidenziati i risultati di una produzione in ripresa: dal 2017 alle 14,98 kt di miele si è arrivati a 30,99 kt nel 2025 (+42 %). Nonostante la crescita, la bilancia commerciale rimane negativa: le importazioni hanno superato le 25 kt, mentre le esportazioni sono aumentate del 17 % rispetto al 2024. La concorrenza di honey contraffatto da paesi extra-UE e la pressione dei prezzi bassi rendono necessaria una politica di sostegno più incisiva.
La discussione sulla PAC post 2027 ha messo in luce la necessità di mantenere gli interventi che hanno permesso il miglioramento strutturale del settore (assistenza tecnica, formazione, ricerca e promozione). I piccoli apicoltori, che nel 2023 rappresentavano il 74 % del totale ma gestivano poche colonie per autoconsumo, svolgono comunque una funzione cruciale per la impollinazione locale e la conservazione della flora spontanea entro 3 km dal loro alveare, soprattutto se operative in modalità biologica.
Le parti più critiche emerse dal dibattito hanno riguardato il cambiamento climatico, la perdita di habitat, i pesticidi e le adulterazioni. Gli esperti hanno sottolineato l’importanza di un monitoraggio continuo, di certificazioni più stringenti e di campagne di informazione per rendere i consumatori più consapevoli. Solo una sinergia tra istituzioni, apicoltori e pubblico può garantire la sostenibilità dell’intero patrimonio apistico.




