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21 Settembre 2026

Agroalimentare piemontese tra crisi energetica e clima: prospettive 2026

Il Piemonte agroalimentare affronta crisi energetiche, tensioni geopolitiche e temperature record, ma punta su riso, vino e nocciole per crescere nel 2026.

Agroalimentare piemontese tra crisi energetica e clima: prospettive 2026

Al Salone del Gusto la regione ha presentato più di quattrocento imprese di riso, vino e trasformazione alimentare. Il settore, che lega agricoltura, industria e turismo, si trova a operare in un contesto segnato da costi energetici elevatifluttuazioni dei prezzi delle materie prime e mutamenti climatici. Nonostante queste pressioni, le aziende mantengono un tono di cauto ottimismo spinto da investimenti continui e da una graduale crescita occupazionale.

Occupazione e investimenti al centro del dibattito

Marco Brugo Ceriotti, presidente del comparto agroalimentare di Confindustria Piemonte, riferisce che l’indice di occupazione è in rialzo e che le imprese stanno destinando risorse a nuovi impianti e tecnologie. La competitività aggiunge, non dipende più solo dalla qualità del prodotto ma anche da variabili esterne come l’energia e le dinamiche di mercato internazionali. Un rapporto in preparazione con Intesa Sanpaolo fornirà, nel primo trimestre 2027, una misura più precisa della fiducia del comparto.

Riso e nocciole: emergenze strutturali

Il riso piemontese simbolo dell’Est, sta subendo gli effetti di sbali climatici carenza idrica e contaminazione da metalli pesanti. La concorrenza di produttori esteri rende il mercato più volatile, e l’azienda richiede interventi a livello governativo ed europeo per tutelare la filiera. In provincia di Cuneo, Matteo Rossi Sebaste sottolinea come l’inflazione abbia modificato le abitudini dei consumatori, riducendo la domanda di prodotti tipici come nocciole e specialità dolciarie, ma segnala che le vendite a rete (sell-in) restano robuste, lasciando spazio a ottimismo per i mesi che precedono il Natale.

Il vino piemontese: qualità non compromessa dalla crisi

Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land of Wine, evidenzia che le vendemmie 2026 hanno registrato una qualità eccezionale nonostante un aumento delle gradazioni alcoliche dovuto a uve più zuccherine. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno influito sui costi del gas e del gasolio compressi tutti i passaggi della filiera dalla vigna alla bottiglia. Tuttavia, la domanda di vini di alto livello rimane stabile, e le cantine stanno rivedendo le proprie strategie di mercato per adattarsi a consumatori sempre più attenti alla sostenibilità.

Pressioni sui costi di produzione

Il rincaro del carburante e dell’energia ha reso più onerosa la logistica e la trasformazione, ma le imprese puntano su innovazioni tecnologiche, come il recupero energetico nei processi di vinificazione, per ridurre l’impatto economico. Le esportazioni rimangono una priorità, sebbene le tensioni geopolitiche generino incertezza sui mercati tradizionali, spingendo le aziende a diversificare le destinazioni, ad esempio verso l’Australia e il Mercosur.

Calabria: la vendemmia anticipata e la minaccia dei cinghiali

Nel Vibonese, Pantaleone “Leo” Lacquaniti ha dovuto raccogliere il zibibbo già a metà agosto a causa di una estate torride che ha spostato la finestra di maturazione di quasi un mese. La resa per ettaro è diminuita, ma le bacche rimangono sane, promettendo vini di alta qualità se vincolate al giusto grado di maturazione. Il territorio, tuttavia, è stato seriamente colpito dai cinghiali che in una notte hanno consumato circa dieci quintali di uva, quasi azzerando il lavoro annuale di un vigneto.

Verso la DOC Costa degli Dei

Nonostante le difficoltà, i produttori locali stanno collaborando per creare la DOC Costa degli Dei una denominazione che valorizzerà sia lo zibibbo sia il magliocco canino un vitigno autoctono sempre più apprezzato per la sua versatilità. Il progetto, sostenuto dal gruppo Gal Terre Vibonesi, mira a dare visibilità internazionale al territorio e a rispondere alla perdita di superficie vitata dovuta al passaggio a colture di ulivo più redditizie.

Scenario globale: incendi, smoke taint e migrazione dei vigneti

In Europa, incendi senza precedenti hanno colpito regioni come Bordeaux, generando il fenomeno del smoke taint ovvero l’assorbimento di aromi di fumo da parte dell’uva, che ne altera il sapore e ne limita la commercializzazione. Parallelamente, studi australiani evidenziano una tendenza alla migrazione geografica dei vigneti, con coltivatori che spostano le proprie attività verso altitudini più alte o adottano varietà più resistenti al caldo. Queste dinamiche mostrano come il cambiamento climatico stia ridisegnando l’intera filiera vitivinicola, costringendo produttori di ogni zona, dal Piemonte alla Calabria, a innovare per preservare la qualità e la tradizione.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.