Le forze dell’Nas hanno intensificato le verifiche in Emilia-Romagna, concentrandosi su strutture di ristorazione e imprese vitivinicole. Nei mesi di primavera e autunno 2026, due operazioni distinte hanno messo a fuoco la sicurezza alimentare, con esiti drammatici per i gestori coinvolti.
Ristorante etnico di Modena: chiusura immediata e sequestro di 60 kg di prodotti
Durante un’ispezione approfondita a Parma, i Carabinieri hanno identificato un locale di cucina etnica a Modena con gravi carenze strutturali. Le autorità hanno disposto la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di legge, mentre l’AUSL ha sequestrato amministrativamente sessanta chilogrammi di materie prime e semilavorati, valutati circa mille euro. Gli alimenti presentavano scadenze superate e venivano conservati in contenitori privi di certificazione per il contatto alimentare, senza alcuna tracciabilità documentata.
Irregolarità igienico-sanitarie sul posto
Le indagini hanno rivelato superfici di lavoro ricoperte da sporco «vetusto», cappa di aspirazione priva della griglia protettiva e incrostata di grasso, pareti macchiate da umidità e scaffali dove le materie prime erano stoccate a diretto contatto con il pavimento. Le celle frigorifere erano sovraffollate e ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio, mentre l’abbattitore e la macchina per il ghiaccio erano sistemati in un locale usato anche come deposito di detergenti, una violazione evidente delle norme di separazione dei flussi.
Il titolare ha ricevuto multe per un totale di 7.582 euro e, oltre alle violazioni tecniche, è stata contestata l’assenza di indicazioni sul menù riguardo a prodotti decongelati serviti senza cottura, una pratica proibita dal decreto igienico-sanitario.
Blitz enologico nel Bolognese, Faentino e Bassa Romagna: 15 000 litri di vino sequestrati
Tra ottobre e novembre 2026, il Nas di Bologna, in collaborazione con l’ICQRF, ha effettuato circa venti controlli in enoteche, cantine familiari e celle di fermentazione. Le ispezioni hanno scoperto muffa nera su pareti e soffitti, ragnatele, escrementi di roditori e grappoli d’uva in avanzato stato di decomposizione, tutti segnali di un ambiente non idoneo alla produzione vinicola.
Irregolarità documentali e laboratori abusivi
In diverse strutture sono state individuate sale degustazione e laboratori privi di autorizzazione sanitaria, dove si preparavano e servivano prodotti senza i necessari piani di autocontrollo. Inoltre, le etichette di vini e liquori presentavano indicazioni ingannevoli: mancanza di indicazione dei vitigni, errata denominazione di origine e utilizzo di marchi non protetti. Il risultato è stato il sequestro di circa 15.000 litri di vino (sfuso, mosto in fermentazione e bottiglie), per un valore stimato di 110.000 euro, oltre a 140 litri di liquori prodotti illegalmente.
Le autorità hanno chiuso tre attività per gravi carenze igienico-sanitarie o per l’assenza di titoli autorizzativi, e hanno irrogato quindici sanzioni amministrative per un ammontare complessivo di 25.000 euro. Inoltre, sono stati sequestrati 1.200 kg di prodotti alimentari (conserve, confetture, pasta irregolare) per un valore di circa 10.000 euro.
Quadro normativo: la legge 283/1962 e le conseguenze penali
Il panorama degli accertamenti è sostenuto dall’ articolo 5, lettera b della L. n. 283/1962, che vieta la produzione, il possesso o la vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione. La norma non richiede la verifica di un danno effettivo alla salute: la semplice creazione di un rischio è sufficiente a configurare il reato, come ribadito dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 14549/2020). Questo approccio mira a proteggere il ordine alimentare prima che un consumo accidentale possa provocare malori.
Applicazione pratica delle sanzioni
In pratica, gli ispettori possono basare l’accertamento su elementi visivi e documentali, senza necessità di analisi di laboratorio. La presenza di confezioni danneggiate, la conservazione in ambienti umidi o l’uso di contenitori non certificati costituiscono prove sufficienti per il provvedimento amministrativo. Le sanzioni pecuniarie, le chiusure forzate e il sequestro dei prodotti sono gli strumenti principali per garantire la sicurezza alimentare e la fiducia dei consumatori.
Le recenti operazioni dimostrano che le autorità sono pronte a intervenire con decisione, anche quando le violazioni non hanno ancora provocato casi di avvelenamento. La tutela della salute pubblica resta la priorità, e le leggi vigenti offrono un forte deterrente contro pratiche commerciali irresponsabili.



