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17 Agosto 2026

Pagare la spesa a rate: come funziona e perché preoccupa

I supermercati romani introducono il pagamento a rate per la spesa quotidiana, una soluzione che divide opinioni e solleva interrogativi

Pagare la spesa a rate: come funziona e perché preoccupa

In un’epoca di crisi economica e costo della vita alle stelle i supermercati romani stanno sperimentando una nuova modalità di pagamento: la rateizzazione della spesa. Questa innovazione, che ricorda i finanziamenti per l’acquisto di beni durevoli, sta facendo discutere per le sue implicazioni sociali ed economiche.

La possibilità di pagare la spesa a rate è stata introdotta da una catena di ipermercati in collaborazione con una società finanziaria. Il sistema permette ai clienti di scegliere tra diverse opzioni di pagamento dilazionato, offrendo flessibilità ma anche sollevando preoccupazioni riguardo l’accesso al credito per beni essenziali.

Come funziona il pagamento a rate nei supermercati

Il meccanismo è semplice e intuitivo. Al momento del pagamento, il cliente può scegliere di rateizzare l’importo totale della spesa. Attraverso un’applicazione dedicata, è possibile optare per diverse modalità: pagare l’intero importo dopo 30 giorni senza costi aggiuntivi, suddividere la somma in tre rate mensili a tasso zero, o scegliere un finanziamento che va da 6 a 12 rate con un tasso di interesse.

Questa soluzione tecnologica richiede l’uso di uno smartphone per scansionare un codice QR e completare la transazione. Tuttavia, questa dipendenza dalla tecnologia può rappresentare una barriera per alcune fasce della popolazione, in particolare gli anziani o chi non è abituato all’uso di strumenti digitali.

Le critiche della Cgil e le preoccupazioni sociali

La Cgil di Roma e del Lazio ha espresso forte preoccupazione riguardo questa nuova pratica. Il segretario generale Natale Di Cola ha definito la rateizzazione della spesa come uno strumento di sfruttamento delle difficoltà economiche delle persone, sottolineando che un tempo le rate erano utilizzate per acquisti che miglioravano la qualità della vita, come automobili o elettrodomestici.

“Oggi le rate servono per riempire il frigorifero, per comprare il pane, il latte, la pasta”, ha dichiarato Di Cola. “È inaccettabile. Cos’altro deve accadere prima che il Governo e le istituzioni del territorio affrontino il caro vita?” La Cgil chiede un intervento per calmierare i prezzi e combattere le speculazioni, proponendo un’alternativa pubblica per l’accesso al cibo.

I dati sul credito al consumo in Italia

I dati della Crif la centrale rischi di intermediazione finanziaria, confermano la diffusione del credito al consumo in Italia. Nel 2026, la quota di cittadini maggiorenni con un mutuo o un prestito attivo ha raggiunto il 61,4%, con un incremento del 3,8% rispetto all’anno precedente.

Secondo Beatrice Rubini, direttore della linea Mister Credit di Crif, “oggi più di sei italiani su dieci fanno ricorso al credito, mantenendo però grande attenzione alla sostenibilità della rata mensile”. I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, come auto, elettronica ed elettrodomestici, rappresentano la forma più diffusa di finanziamento, arrivando al 46,8% del totale.

Tuttavia, la rateizzazione della spesa quotidiana solleva interrogativi sulla sostenibilità dell’indebitamento e sul crescente peso della tecnologia nei consumi quotidiani. La facilità con cui si può accedere al credito per acquisti essenziali può portare a un accumulo di debiti che, nel tempo, diventa difficile da gestire.

La rateizzazione della spesa quotidiana può offrire una soluzione temporanea, ma è essenziale affrontare le cause profonde del caro vita e garantire un accesso equo e sostenibile ai beni essenziali.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.