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22 Ottobre 2026

Ceci, trippa e sidra: la tradizione di pace al Desarme di Oviedo

Il desarme di Oviedo si celebra con un menù di pace che unisce ceci, trippa e sidra, ricordando una vittoria del 1836.

Ceci, trippa e sidra: la tradizione di pace al Desarme di Oviedo

Ogni anno, nella capitale delle Asturie, Oviedo, una tavola si trasforma in simbolo di riconciliazione. Il Menu della Pace, servito nei ristoranti e nelle tipiche sidrerie, riunisce ceci, trippa e una generosa dose di sidra, ricordando un episodio storico che ha cambiato il volto della città.

Il tradizionale festival del Desarme si svolge fra il 15 e il 25 ottobre, coinvolgendo cittadini, turisti e, simbolicamente, anche chi un tempo era considerato nemico. L’evento non è solo una festa gastronomica, ma un vero e proprio rituale di pace, in cui il cibo diventa strumento di dialogo.

Origini storiche del Menu della Pace

Il 19 ottobre 1836 le forze fedeli alla regina Isabella II sconfissero le truppe carliste nella battaglia di Oviedo. Per celebrare la vittoria, le autorità organizzarono un pranzo pubblico che fu aperto non solo ai soldati e ai civili vittoriosi, ma anche ai prigionieri catturati. Questo gesto di magnanimità diede vita al concetto di sedersi a tavola col nemico, trasformando le armi in posate.

Nel corso degli anni, la ricorrenza si evolvette. Nel 1876, con la fine definitiva delle guerre carliste, il ricordo fu formalizzato con il nome di Desarme, a sottolineare il desiderio di disarmo e di convivenza. Dal 1897, gli alberghi di Oviedo introdussero un menù specifico, che ancora oggi rappresenta il cuore della celebrazione.

Il menù tradizionale del Desarme

Il menù del Desarme si compone di tre portate, ognuna legata a radici profonde della cucina asturiana. La prima è uno stufato di ceci arricchito da baccalà e spinaci, simbolo di fertilità e resistenza. Seguono la trippa all’asturiana, preparata con pomodori, paprika e chorizo, che rende omaggio alle tradizioni contadine. Per chiudere, un delicato riso al latte, dolce e vellutato, chiude il pasto con un tocco di dolcezza.

Il tutto è accompagnato dalla sidra naturale, servita in coppe di legno e versata con il tipico espumeo che spruzza la bevanda sul tavolo, un gesto che celebra la fertilità della terra e la gioia di condividere.

Il rito della sidra nella convivialità asturiana

La sidra è più di una semplice bevanda; è un vero e proprio patrimonio culturale immateriale, riconosciuto dall’UNESCO nel dicembre 2024. Prodotta esclusivamente da mele autoctone coltivate nelle pomarade, subisce una fermentazione naturale che le conferisce un contenuto alcolico moderato (circa 6%). La tradizione prevede che il locandiere, chiamato sidrer, apra la bottiglia a una certa altezza, lasciando la bevanda cadere contro il banco per ossigenarla e arricchirne l’aroma.

Questa pratica è al centro dei festeggiamenti: le sidrerie di Oviedo, soprattutto lungo la famosa calle Gascona, offrono degustazioni guidate, trasformando il semplice bere in un vero e proprio spettacolo di cultura e convivialità.

Come partecipare al festival del Desarme a Oviedo

Chi desidera vivere l’esperienza può recarsi nei ristoranti del centro storico o nelle tipiche sidrerie durante i giorni indicati (15-25 ottobre). Molti locali propongono il Menu della Pace a prezzo fisso, spesso accompagnato da concerti di musica tradizionale, rievocazioni storiche e laboratori di preparazione della sidra. Il Mercado del Fontán, situato nel cuore della città, offre prodotti tipici come il formaggio Cabrales, il pesce del Cantabrico e i dolci carbayones.

Per chi viaggia da lontano, è possibile raggiungere Oviedo con voli diretti da Milano Bergamo; la città è inoltre ben collegata tramite treni ad alta velocità. Una volta arrivati, basta seguire le indicazioni verso la zona pedonale del centro e partecipare ai vari eventi culturali: mostre, racconti della battaglia, e ovviamente le cene condivise che rendono il Desarme unico nel panorama gastronomico spagnolo.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.