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1 Agosto 2026

Katsu Sando a Roma: dove gustare l’autentico comfort food giapponese

A Roma apre SANDO IE KOJI, il primo locale interamente dedicato al Katsu Sando, il sandwich giapponese con cotoletta di maiale croccante e pane soffice. Scopri la storia e le varianti di questo comfort food.

Katsu Sando a Roma: dove gustare l'autentico comfort food giapponese

Il Katsu Sando il sandwich giapponese nato nel 1899, ha trovato una nuova casa a Roma. Questo comfort food, simbolo della cucina yoshoku di influenza occidentale, è ora protagonista del nuovo locale SANDO IE KOJI firmato dallo chef Koji Nakai.

Il Katsu Sando è composto da una croccante cotoletta di maiale, il tonkatsu insaporita con salsa tonkatsu e cavolo, il tutto racchiuso in un morbido pane bianco chiamato shokupan. Questo pane, definito fuwa fuwa in Giappone, è soffice come una nuvola e spesso contiene latte, rendendolo particolarmente delicato al palato.

La storia del Katsu Sando

La nascita del Katsu Sando risale al ristorante Renga-Tei a Ginza, Tokyo, che nel 1899 popolarizzò la cotoletta di maiale. Il formato sandwich si consolidò nel dopoguerra come pasto pratico e sostanzioso, diventando oggi un comfort food di alta qualità. Oggi è possibile trovarlo nei konbini (minimarket), negli ekiben (box lunch in stazione) e nei ristoranti specializzati, amato per il contrasto tra la morbidezza del pane e la croccantezza della carne.

SANDO IE KOJI: il nuovo tempio del Katsu Sando a Roma

Da oggi, chi vuole assaggiare un Katsu Sando secondo le antiche regole giapponesi può recarsi in zona Prati, a Roma, in via Andrea Doria, da SANDO IE KOJI. Questo nuovo locale è interamente dedicato a questa specialità e nasce come spazio essenziale e dinamico, pensato principalmente per asporto e consumo veloce.

Lo chef Koji Nakai nato a Kobe nel 1984, cresce tra ristoranti giapponesi e il mercato ittico della sua città, formandosi molto presto grazie al nonno cuoco. Dopo anni nelle cucine giapponesi e una specializzazione nella cucina italiana, arriva a Roma nel 2008 e da subito la percepisce come casa. Nel 2026 apre Nakai dove fonde cucina giapponese e romana; nel 2026 l’izakaya Ie Koji entrambi accolti con grande favore dal pubblico; alla fine del 2026 è la volta di Sakaba Ie Koji la prima sakaba romana.

La proposta gastronomica di SANDO IE KOJI

Il Katsu Sando di SANDO IE KOJI è preparato con pane in cassetta soffice e leggermente tostato, selezionato dopo una lunga ricerca per avvicinarsi il più possibile allo shokupan giapponese. La proposta ruota attorno a quattro varianti principali: dalla versione classica con cotoletta di maiale alle interpretazioni con pollo allevato a crescita naturale, passando per una proposta vegetariana stagionale e un’alternativa con straccetti di manzo saltati e conditi con salsa di soia.

Tra tutte le varianti, spicca il Wagyu Sando a base della pregiata carne di Wagyu eccellenza giapponese e sinonimo di come – anche in un locale che fa street food – la ricerca della materia prima sia la base di tutto. Completano l’offerta le bento box composte da riso, verdure e proteine, e una nutrita selezione di patatine con condimenti ispirati alla tradizione giapponese, oltre a una selezione di bevande nipponiche.

L’adattamento della cucina giapponese in Occidente

La cucina giapponese che mangiamo in Occidente è spesso diversa da quella cucinata in patria. Questo è dovuto a ragioni di reperibilità degli ingredienti e di adattamento al palato dei clienti. Tuttavia, è compito dei ristoratori proporre i piatti della tradizione per farla conoscere all’estero.

Il sushi ad esempio, è spesso associato alla cucina giapponese, ma in realtà i giapponesi lo mangiano raramente. Va piuttosto pensato come la nostra pizza: tipica sì, ma da mangiare in certe occasioni e non tutti i giorni. La cucina giapponese è ricca, molto elaborata e attenta al minimo dettaglio, con la carne come grande protagonista.

Anche la cucina thailandese ci arriva un po’ offuscata, seppur meno di quella cinese e giapponese. La grande differenza sta nelle spezie. I thailandesi amano il piccante, fin troppo per il palato occidentale. Per cui i piatti vengono smorzati così che possano essere accettati meglio.

Il punto sta tutto qui: generalizzare non è corretto, ma ci sono ristoranti che fanno meno ricerca. C’è una cucina che vuole rispondere alla domanda occidentale. Tuttavia, qualcosa negli anni è cambiato, anche grazie a una maggiore conoscenza di quei paesi. Ma resta tanta strada da compiere. Per accorciarla, c’è bisogno dell’aiuto di chi sta dietro i fornelli.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.