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9 Ottobre 2026

Marchio Biologico Italiano: riconoscibilità e valore per i prodotti bio

Il nuovo logo verde‑rosso‑bianco rende immediatamente visibile il biologico italiano, mentre gli agricoltori trovano sostegno da CAI e FederBio per affrontare la transizione.

Marchio Biologico Italiano: riconoscibilità e valore per i prodotti bio

In occasione della Giornata europea del Biologico è stato svelato il Marchio Biologico Italiano un segno distintivo pensato per far emergere subito sugli scaffali i prodotti biologici provenienti da materie prime coltivate in Italia. Il simbolo, costituito da tre foglie intrecciate nei colori della bandiera nazionale, si affianca al classico logo dell’Unione europea senza sostituirlo, offrendo così un’indicazione aggiuntiva di origine.

Il nuovo marchio nasce grazie alla legge sul biologico del 2022 e al decreto ministeriale del 26 maggio 2026, ed è di proprietà del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Dal 15 settembre le aziende interessate possono richiederne l’utilizzo tramite il sistema informativo agricolo nazionale; la partecipazione è volontaria e limitata ai prodotti che riportano le diciture “Agricoltura Italia” o “Acquacoltura Italia”.

Caratteristiche del Marchio Biologico Italiano e inquadramento normativo

Il segno è stato progettato per garantire immediata riconoscibilità: le tre foglie rappresentano la sinergia tra agricoltura, foresta e acquacoltura italiane, mentre i colori verde, bianco e rosso rimandano alla bandiera nazionale. Il logo non sostituisce il simbolo dell’UE, ma lo completa, segnalando al consumatore la provenienza nazionale delle materie prime. La normativa prevede che il marchio venga applicato solo a prodotti certificati biologici, che abbiano superato la fase di conversione e che rispettino i requisiti di tracciabilità.

Dati di mercato: crescita, superficie e segnali di rallentamento

Il debutto del marchio avviene in un periodo di forte espansione del settore: nel 2025 i consumi domestici di prodotti biologici hanno raggiunto i 4,4 miliardi di euro, con un incremento del 9,2 % rispetto all’anno precedente, pari al 4 % della spesa agroalimentare totale. La superficie coltivata con metodo biologico ammonta a 2 377 749 ettari, corrispondenti al 19,4 % del territorio agricolo nazionale, e otto regioni, più la Provincia autonoma di Bolzano, hanno già superato il 25 % richiesto a livello europeo.

Fattori di decelerazione nelle conversioni

Nonostante la crescita complessiva, gli ultimi dati mostrano segnali di rallentamento: la superficie biologica totale è diminuita del 5,4 % nel 2025, mentre il numero di operatori è sceso dell’1,8 %. Il fenomeno è più evidente nelle aree ancora in fase di conversione, che hanno perso il 24,4 % degli ettari, soprattutto su prati permanenti e superfici foraggere. Questa contrazione riflette le difficoltà della zootecnia biologica dove l’aumento dei costi di produzione e i margini di profitto più contenuti rendono la transizione meno attraente per gli allevatori.

Le risposte del settore: CAI e FederBio Servizi

Il Consorzio Agrari d’Italia (CAI) ha accolto con entusiasmo il nuovo segno, sottolineando che offrire una maggiore visibilità al bio Made in Italy è fondamentale per competere con le offerte estere spesso più economiche. Oltre il 10 % del fatturato del CAI nel comparto degli agrofarmaci deriva da prodotti autorizzati per l’agricoltura biologica, dimostrando la capacità della rete di fornire soluzioni tecniche adeguate.

Assistenza pratica per le imprese bio

Con l’acquisizione della maggioranza di FederBio Servizi, il CAI ha esteso la propria offerta a servizi di formazione consulenza tecnica, supporto nella certificazione e nella gestione degli adempimenti burocratici. Gli agricoltori possono così affidarsi a un unico interlocutore per l’intero percorso, dalla conversione al posizionamento sul mercato, riducendo i costi amministrativi e migliorando la remunerazione grazie a filiere dedicate che garantiscono una tracciabilità coerente con il nuovo marchio.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.